Germania
Paese protagonista a Cibus 2008

La Germania è stata protagonista a Cibus 2008. Il primo partner commerciale dell’agrofood italiano è salito alle ribalta della quattordicesima edizione del salone internazionale dell’alimentazione copn venticinque aziende, coordinate dal CMA di Milano, Centrale di marketin del settore agroalimentare tedesco, attività collaterali nei due stand istituzionali ed un convegno internazionale sulla sicurezza alimentare organizzato in collaborazione con la principale testata tedesca del settore, Lebensmittel zeitung.
E proprio il convegno internazionale da titolo “La disponibilità delle risorse alimentari - I nuovi rischi di food economy globale” ha monopolizzato la seconda giornata di lavori di Cibus.
La Germania, per il quinto anno consecutivo è il primo esportatore del mondo (latte e derivati, carne, formaggi e birra per un valore di 4,8 miliardi di euro di esportazioni nel nostro Paese). Poiché la globalizzazione avanza a grandi passi, si prevede un aumento delle importazioni soprattutto dagli stati BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e da altri paesi in via di sviluppo o emergenti. RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed, Sistema rapido di allerta comunitario per alimenti e mangimi) e RAPEX (Community Rapid information System) denunciano settimanalmente un pericolo per la salute per beni alimentari, mangimi, beni di consumo e giocattoli che transitano nell’Unione Europea.
Sempre più spesso risulta che i beni pericolosi per la salute, siano importati soprattutto da paesi non facenti parte dell’UE e che fra i primi otto paesi di importazione risultino ben sette paesi asiatici. Problematiche scomparse da ormai 25 anni sono emerse nuovamente: presenza di piombo, cadmio e mercurio. In crescita sono anche i prodotti farmaceutici veterinari rilevati sempre più in pesce e crostacei provenienti dall’Asia sud-orientale. In considerazione del crescente inquinamento ambientale queste contaminazioni aumenteranno.
Agli organi ufficiali di controllo dei prodotti alimentari, così come all’industria d’importazione si può perciò in primo luogo consigliare di intensificare i controlli sui beni alimentari a rischio e in secondo, anche se difficile, influenzare lo sviluppo economico puntando sulla prevenzione. E’ fondamentale considerare il principio valido nell’UE dal 1980 al 2000 di “Good manufacturing” Hygiene / Practice”: quanto prima esso viene applicato nel supply chain, tanto maggiore risulta la sicurezza nella realizzazione di un prodotto legalmente conforme. Sono raccomandabili dunque: una maggiore vigilanza e frequenza dei controlli degli importatori e distributori nell’Unione Europea.
Alla giornata di lavoro sono intervenuti Markus Kraus, direttore generale CMA GmbH per cui “Il 2007 è stato l’anno record negli scambi Italia-Germania con 4,8 miliardi di euro per le esportazioni tedesce in Italia, mentre quelle italiane in Germania si sono attestate sulla cifre di 4,2”; in questo quadro di crescita Peter Esser, direttore editoriale Lebensmittel zeitung ha sottolineato che se “Le aziende tedesche che non sono tra le top top ten (vale a dire con un fatturato annuo inferiore ai tre miliardi di euro) continuano a crescere… le grandi devono trovare altre stategie che non passino attraverso fusioni o accorpamenti societari”. Infine Ulrich Noehle, docente di Chimica alimentare all’Università di Braunschweig a proposito delle problematiche connesse all’importazioni di materie prime alimentari da Paesi non UE ha sottolineato come “Ciò riproponga anche all’interno del continente europeo problematiche che su questi mercati erano scomparse da anni quali la presenza di metalli pesanti come il piombo, il cadmio e il mercurio oppure dosi massicce di inquinanti chimici o farmaceutici. Questa situazione rende raccomandabili e necessari maggiori controlli da parte delle aziende che non possono prescindere da questi approvvigionamenti”.

Angelo Regelo