Cibus 2008
Ottantamila presenze

Grande successo per la quattordicesima edizione di Cibus che continua ad essere l’appuntamento di riferimento per le aziende di un comparto che con 113 miliardi di fatturato è la seconda realtà del Pil italiano. Un Cibus che ha visto quindicimila operatori professionali in un salone nuovo e più grande, che continua ad essere il primo miglio di una lunga strada verso la piena internazionalizzazione dei prodotti alimentari italiani che se, da una parte, continuano a vincere sulle tavole di tutto il mondo, dall’altra, sono i più contraffatti e falsificati, “colpevole” una scarsa globalizzazione della Gdo italiana. Una strada che, però, deve continuare a partire da Parma, città dove la rassegna internazionale del prodotto alimentare italiano è nata nel 1985.
Questo almeno per Franco Boni, presidente delle Fiere di Parma (organizzatrice della biennale del food italiano) per la seconda volta alla guida di Cibus, che ha voluto, quasi puntigliosamente, elencare, una ad una, le risposte date alle richieste degli imprenditori-espositori in questi anni: complanare, parcheggi, viabilità interna ed accessi migliorati, aria condizionata nei padiglioni, internazionalità. Tutte risposte che legittimano, secondo Boni, “Cibus a considerarsi il crocevia imprescindibile per le aziende italiane sulla strada dell’internazionalizzazione. Anche perché se i prodotti “veri” italiani continuano a fare fatica ad andare all’estero, a Cibus possono incontrare quel mondo della Gdo internazionale che può sdoganarli”. Un Cibus che però deve restare a Parma.
Un Cibus che per qualcuno è stata la prima volta, come per il sindaco di Parma Pietro Vignali, amico di Milano, sostenitore dell’accordo con la città medeghina in chiave Expo 2015, ma che non ha perso occasione per “stringere nell’angolo” Federalimantare chiedendo a nome di Parma un “Prolungamento del contratto che lega gli industriali a Cibus almeno fino al 2020”, anche come riconoscimento degli sforzi e degli investimenti fatti nell’ultimo biennio: sforzi ed investimenti concretizzati nella realizzazione di una nuova strada d’accesso al quartiere fieristico, la sospirata, almeno a Parma, complanare.
Duemila e 400 gli espositori (di cui 210 espositori stranieri in rappresentanza di 26 Paesi), il meglio di un Made in Italy alimentare che continua a farsi valere sui mercati di tutto il mondo (+8% il fatturato dell’export agroalimentare nel 2007) e che si conferma il secondo comparto produttivo italiano (dopo la metalmeccanica) con 113 miliardi di fatturato, 6.500 aziende e 400.000 occupati.
Cibus è una vera e propria cittadella del gusto, da quest’anno con una declinazione tecnologica ancora più accentuata: la manifestazione è infatti connessa al mondo con 15 chilometri di cavi e fibre ottiche che assorbiranno12 Megawatt (quasi il doppio della Torre Eifell o quanto 13.000 cicli di lavaggio domestici). Non solo, ogni giorno hanno lavorato a Cibus e Dolce Italia (manifestazione del dolciario che si svolge in contemporanea a Cibus) più di 8.000 persone; l’allestimento della kermesse ha richiesto più di 450.000 ore di lavoro; nelle quattro giornate di apertura sono state prodotte più di trenta ore di diretta televisiva e radiofonica (sono trecentocinquanta i giornalisti accreditati e venti le emittenti radiotelevisive collegate).
Cibus è la più importante rassegna del agrofood italiana aperta, per precisa scelta, solo ai professionisti del settore (uomini-acquisti delle principali catene della Gdo italiana ed estera, 500 solo gli stranieri, imprenditori del settore e fornitori delle aziende espositrici) che alle 18.00 di giovedì 8 maggio, quando è calato il sipario sull’edizione 2008, ha visto transitare dai suoi varchi d’accesso non meno di 80.000 presenze.
Un grande “paniere” di oltre 5.000 “referenze” che vanno dai “prodotti e conserve vegetali (composte di frutta, creme di verdura, ma anche funghi disidratati e tartufi essiccati, concentrati di pomodoro e cereali precotti) ai prodotti biologici (aceti biologici, zuppe e minestroni biologici, gelati biologici e uova biologiche) passando per le carni, salumi e derivati (presenti anche quelle di struzzo e di lumaca, oltre allo strolghino, un particolare salame, di cavallo), i prodotti ittici (con crostacei, molluschi, pasta d’acciughe e uova di salmone), ai latti e derivati (latte aromatizzato, condensato, delattosato, in polvere, formaggi freschi, fusi, grattugiati, sott’olio, spalmabili, vegetali, besciamella, mascarpone, yogurt) oli e grassi, prodotti di drogheria, prodotti dolci, bevande, prodotti dietetici, cibi e specilalità etniche, prodotti surgelati…
Una rassegna, Cibus 2008, che “ha scelto come parola d’ordine – ha spiegato Roberto Ravazzoni Ad delle Fiere di Parma che organizza, insieme a Federalimentare la rassegna - internazionalizzazione. Perché riteniamo che la chiave del successo delle Aziende del Made in Italy alimentare all’estero consista proprio in un rinnovato ed accresciuto rapporto con le grandi catene distributive dei mercati “caldi” per il food-export italiano (Germania, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Svizzera e Spagna…). Da questa radicata convinzione scaturisce uno straordinario progetto di incoming di buyer esteri che porterà a Parma, dal 5 all’8 maggio, quasi 500 uomini-acquisti dei principali gruppi della GDO e della Grande Ristorazione internazionale”. Un impegno più che raddoppiato rispetto alle passate edizioni di Cibus, in cui le Fiere di Parma con il sostegno del Ministero del Commercio Internazionale con ICE, del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con Buonitalia, e della Regione Emilia Romagna ha investito oltre un milione di euro e che porterà ad una fitta rete di incontri business to business tra le aziende espositrici e i “big-buyers”esteri, senza trascurari i distributori e i ristoratori italiani.

Roberto Goitre