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Grande
successo per la quattordicesima edizione di Cibus che continua ad essere
lappuntamento di riferimento per le aziende di un comparto che con
113 miliardi di fatturato è la seconda realtà del Pil italiano.
Un Cibus che ha visto quindicimila operatori professionali in un salone
nuovo e più grande, che continua ad essere il primo miglio di una
lunga strada verso la piena internazionalizzazione dei prodotti alimentari
italiani che se, da una parte, continuano a vincere sulle tavole di tutto
il mondo, dallaltra, sono i più contraffatti e falsificati,
colpevole una scarsa globalizzazione della Gdo italiana. Una
strada che, però, deve continuare a partire da Parma, città
dove la rassegna internazionale del prodotto alimentare italiano è
nata nel 1985.
Questo almeno per Franco Boni, presidente delle Fiere di Parma (organizzatrice
della biennale del food italiano) per la seconda volta alla guida di Cibus,
che ha voluto, quasi puntigliosamente, elencare, una ad una, le risposte
date alle richieste degli imprenditori-espositori in questi anni: complanare,
parcheggi, viabilità interna ed accessi migliorati, aria condizionata
nei padiglioni, internazionalità. Tutte risposte che legittimano,
secondo Boni, Cibus a considerarsi il crocevia imprescindibile per
le aziende italiane sulla strada dellinternazionalizzazione. Anche
perché se i prodotti veri italiani continuano a fare
fatica ad andare allestero, a Cibus possono incontrare quel mondo
della Gdo internazionale che può sdoganarli. Un Cibus che
però deve restare a Parma.
Un Cibus che per qualcuno è stata la prima volta, come per il sindaco
di Parma Pietro Vignali, amico di Milano, sostenitore dellaccordo
con la città medeghina in chiave Expo 2015, ma che non ha perso
occasione per stringere nellangolo Federalimantare chiedendo
a nome di Parma un Prolungamento del contratto che lega gli industriali
a Cibus almeno fino al 2020, anche come riconoscimento degli sforzi
e degli investimenti fatti nellultimo biennio: sforzi ed investimenti
concretizzati nella realizzazione di una nuova strada daccesso al
quartiere fieristico, la sospirata, almeno a Parma, complanare.
Duemila e 400 gli espositori (di cui 210 espositori stranieri in rappresentanza
di 26 Paesi), il meglio di un Made in Italy alimentare che continua a
farsi valere sui mercati di tutto il mondo (+8% il fatturato dellexport
agroalimentare nel 2007) e che si conferma il secondo comparto produttivo
italiano (dopo la metalmeccanica) con 113 miliardi di fatturato, 6.500
aziende e 400.000 occupati.
Cibus è una vera e propria cittadella del gusto, da questanno
con una declinazione tecnologica ancora più accentuata: la manifestazione
è infatti connessa al mondo con 15 chilometri di cavi e fibre ottiche
che assorbiranno12 Megawatt (quasi il doppio della Torre Eifell o quanto
13.000 cicli di lavaggio domestici). Non solo, ogni giorno hanno lavorato
a Cibus e Dolce Italia (manifestazione del dolciario che si svolge in
contemporanea a Cibus) più di 8.000 persone; lallestimento
della kermesse ha richiesto più di 450.000 ore di lavoro; nelle
quattro giornate di apertura sono state prodotte più di trenta
ore di diretta televisiva e radiofonica (sono trecentocinquanta i giornalisti
accreditati e venti le emittenti radiotelevisive collegate).
Cibus è la più importante rassegna del agrofood italiana
aperta, per precisa scelta, solo ai professionisti del settore (uomini-acquisti
delle principali catene della Gdo italiana ed estera, 500 solo gli stranieri,
imprenditori del settore e fornitori delle aziende espositrici) che alle
18.00 di giovedì 8 maggio, quando è calato il sipario sulledizione
2008, ha visto transitare dai suoi varchi daccesso non meno di 80.000
presenze.
Un grande paniere di oltre 5.000 referenze che
vanno dai prodotti e conserve vegetali (composte di frutta, creme
di verdura, ma anche funghi disidratati e tartufi essiccati, concentrati
di pomodoro e cereali precotti) ai prodotti biologici (aceti biologici,
zuppe e minestroni biologici, gelati biologici e uova biologiche) passando
per le carni, salumi e derivati (presenti anche quelle di struzzo e di
lumaca, oltre allo strolghino, un particolare salame, di cavallo), i prodotti
ittici (con crostacei, molluschi, pasta dacciughe e uova di salmone),
ai latti e derivati (latte aromatizzato, condensato, delattosato, in polvere,
formaggi freschi, fusi, grattugiati, sottolio, spalmabili, vegetali,
besciamella, mascarpone, yogurt) oli e grassi, prodotti di drogheria,
prodotti dolci, bevande, prodotti dietetici, cibi e specilalità
etniche, prodotti surgelati
Una rassegna, Cibus 2008, che ha scelto come parola dordine
ha spiegato Roberto Ravazzoni Ad delle Fiere di Parma che organizza,
insieme a Federalimentare la rassegna - internazionalizzazione. Perché
riteniamo che la chiave del successo delle Aziende del Made in Italy alimentare
allestero consista proprio in un rinnovato ed accresciuto rapporto
con le grandi catene distributive dei mercati caldi per il
food-export italiano (Germania, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Svizzera
e Spagna
). Da questa radicata convinzione scaturisce uno straordinario
progetto di incoming di buyer esteri che porterà a Parma, dal 5
all8 maggio, quasi 500 uomini-acquisti dei principali gruppi della
GDO e della Grande Ristorazione internazionale. Un impegno più
che raddoppiato rispetto alle passate edizioni di Cibus, in cui le Fiere
di Parma con il sostegno del Ministero del Commercio Internazionale con
ICE, del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con
Buonitalia, e della Regione Emilia Romagna ha investito oltre un milione
di euro e che porterà ad una fitta rete di incontri business to
business tra le aziende espositrici e i big-buyersesteri,
senza trascurari i distributori e i ristoratori italiani.
Roberto
Goitre
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